
Ridere fa bene.
Lo sanno tutti, lo dicono anche i dottori: ridere allunga la vita. E' piacevole, da sollazzo, ci si sente vivi ed è contagioso, il modo in cui ridono certe persone scaturisce ilarità in chi le sente o le vede... Ma cos'è che ci fa ridere? Una barzelletta, la satira, lo humor nero, il nonsense, qualcuno che si mette a nudo, l'esplicitare difetti di una situazione paradossale.
In effetti, si ride maggiormente della verità che della menzogna: asserire che un politico ha messo in atto il suo preciso dovere di politico non fa ridere... fa ridere un politico preso in giro per le sue nefandezze. Chiaro esempio di ciò è la satira politica: difficile fare buona satira su un bravo politico, non c'è nulla da ridere nell'adempiere ai propri doveri, anche in altri campi. Per l'amor di COSO.
Si ride di gusto nel far notare un difetto fisico (calvizie, pene piccolo, bassa statura, peli eccessivi, denti sporgenti) ma non si può ridere di chi apparentemente non ha difetti. Si ride per non piangere, ha detto qualcuno. Mentre qualcun altro ha detto che chi sa ridere dei propri difetti ha un'altra considerazione di se stesso (forse non esattamente con queste parole).
In effetti, non si ride del bello. Per il bello si piange. Si piange per amore. Si piange per la gioia, per i sentimenti forti che ci coinvolgono di persona. E piangere non allunga la vita.
Stasera ho sentito uno scrittore autorevole dire una grande verità che ha suscitato ilarità in sala di una nota trasmissione televisiva dove si parlava di intercettazioni telefoniche:
"Di che si preoccupano i politici? Ha mai sentito lei di un politico messo in carcere per produzione di prove false? Ma neanche di prove vere, mi dirà lei... Piuttosto, che cambino interlocutori: se non chiamassero i mafiosi e gli indagati certo nessuno se li troverebbe nelle intercettazioni" (Antonio Tabucchi, Anno Zero del 20-12-07)
Geniale? Non direi... Vero. VERO. Il vero fa ridere. Camperemo duecento anni, quindi, poichè di queste piccole verità che fanno ridere il mondo è pieno. Mi fa ridere Marco Travaglio con le sue crude ricostruzioni dei fatti, mi fa ridere Beppe Grillo in ogni suo spettacolo che seguo sempre con piacere, mi fa ridere Crozza, mi fa(ceva) ridere Luttazzi, tra una censura e l'altra... Vorrei potermi trattenere, ma tant'è: mi fanno ridere.
Abbiamo bisogno di piangere un po. L'Italia deve poter piangere... piangere per poi poter ridere meglio e di cose veramente da ridere: il benessere, la sicurezza, le certezze. Tutte cose di cui al momento ridiamo, anche di gusto, perchè sono tragicomiche: ostentiamo ricchezze che non abbiamo ma che hanno le banche e le finanziarie e che ci prestano, almeno fin quando (insolventi) ce le ritolgono lasciandoci in mutande (e lì si sprecano le risate...); cerchiamo più sicurezza richiamando il passato, quando "si stava meglio anche se si stava peggio", ignorando che oggi in Italia c'è un coefficente di criminalità da immigrazione ridicolo rispetto a dieci o venti anni fa (rapporti Eures-Ansa) e forse dimenticando quella guerretta di cinquanta anni fa che non abbiamo esattamente vinto; non abbiamo certezze sul lavoro, merito di una legge aberrante che è servita per tappare un buco elettorale di disoccupazione ma che ha portato tutt'altro che benefici, come ormai è ben noto. E noi ridiamo...
Dopotutto, il riso è uno stato nervoso. La constatazione a livello conscio di un dato che inconsciamente già conoscevamo e che ci viene di colpo confermato in modo plateale, per dirla in termini di respiro psichiatrico. Siamo forse un po troppo nervosetti? Non lo so, ma ringrazio i politici e tante altre categorie che ci danno tanto di cui ridere mentre a loro sotto sotto girano i coglioni, con la speranza che i medici ci abbiano preso e che noi poveri allegretti ridacchianti possiamo campare 200 anni più di loro.
Oddio, a vedere Andreotti si direbbe il contrario.


