Nedo il Vate®

Raccolta di poesie, sonetti, prose e rùtti del prode Nedo Buccianty.
mercoledì, 17 dicembre 2008

Pacchi.


Biänco l`candòr di mânti
coværta si fân pè` monti
alto è l` fluYr dé cânti
che dædica son pe` Sänti.
GioYscono l`infânti
dimënticando i pianti
che i doni son gigänti
ma qui un tornano i conti
te lo dissi, o` Buccianty
di spendere meno qvest`anno
che poi altro che Socialcard.

venerdì, 12 dicembre 2008

Rotoliamo senza freni.

La Crisi è diventata uno spot, come era auspicabile che fosse. Ciascuno la usa a proprio vantaggio: supermercati che espongono cartelli aberranti ("contro la crisi, prezzi folli! Vieni nel reparto sconti!"), gente che ne approfitta per mercanteggiare perfino sui beni di ULTIMA necessità come i telefonini... ma fosse questo il problema.

Mentre a Detroit si celebra una messa per la resurrezione del SUV, ignorando per l'ennesima volta che non è l'automobile in crisi ma IL MONDO per le troppe automobili, il nostro amato (mah...) Premier ci abbassa ai livelli di sviluppo dei paesi dell'Ex-URSS preannunciando un veto al protocollo di Kyoto imposto alle nazioni mondiali per la salvaguardia dell'ambiente, prendendo a scusa la crisi dei mercati. Poi a distanza di poche ore ritratta: "Non posso fare la figura del cattivo o la sinistra imbastirebbe una lotta politica. Nessun veto, ridiscutiamone", ponendo al di sotto dell'ultimo posto nella scala dell'interesse il vero motivo del protocollo: l'ambiente.  Sembra che d'un tratto dell'ambiente non freghi più nulla a nessuno, c'è da pensare alla crisi.

Perfino l'acclamato Obama ha promesso un forte aiuto statale alle aziende di automobili, col rischio di una nazionalizzazione dell'impresa che in passato non è che abbia giovato molto, specie guardando alla Germania degli anni tra le due guerre. Ora, con questo non vedo in Obama un Hitler, assolutamente, ma occhio che il passo tra grande e stimato personaggio politico a folle sterminatore il passo è brevissimo.

La crisi, la crisi... chi la pagherà? E' la domanda che si fanno tutti i giornalisti da ormai 2 mesi.

La risposta è ovvia, ma la cosa che nessuno sta mettendo in luce è che il processo di pagamento della crisi (di Bush, aggiungerei) è già iniziato da almeno 5 anni: le aziende automobilistiche americane hanno infatti ridotto sensibilmente il personale NON da quest'anno come sembrerebbe dai TG. Sono anni che il mercato dell'auto in america è in crisi. Ci sono SUV del 2002 parcheggiati nelle concessionarie, invenduti. La crisi non è iniziata adesso e non finirà tanto presto...

Ma la soluzione? Beh, se invece di voler salvare ad ogni costo un settore che è in crollo strutturale e fisiologico come l'automobile, non economico dal momento che una persona virgola 3 ha già un'auto, lo si reindirizzasse verso qualcosa che serve...

C'è il problema dell'ambiente? Molto bene, che la Chrysler e la General Motors si mettano a costruire impianti fotovoltaici, cogeneratori e motori magnetici. Cristo.

Nessuno li ha, in rapporto a quante macchine circolano sul pianeta. BASTA. Adesso ci servono altre cose, le aziende ci sono, la manodopera certo non gli manca. E' il momento per gli stati di investire SI sulle aziende, ma spostandone la produzione su cose UTILI e che vanno esattamente nella direzione del protocollo di Kyoto. Se Dio (o chi per lui) vuole, Bush e la sua attaccatura endemica ai petrolieri arabi se ne stanno andando. Entra un presidente che non ha (almeno a parole) legami con NESSUNA lobby.

Questa è la salvezza, non esistono altri mezzi per risollevare le aziende. L'automobile va cambiata e ridimensionata nelle vendite... è una cosa che è successa a mille altri prodotti: chi faceva depositi e tetti d'Ethernit ha dovuto cambiare prodotto, chi faceva tubi catodici ha dovuto adeguarsi... ma non s'è visto lo Stato, in nessun altro caso.

mercoledì, 10 dicembre 2008

Natale mancato.

V'era una notte chè l' Cielo era stello,
limpido, privo di nvbe né vænto,
v'erano un Bve et un Asinëllo
e v'era la voce d'un nòvo avvento.

In tre partYron segvëndo una stella,
affaccendâti, certi che l'Phato
come narrava la Liêta Novêlla
un Salvatore c'avrebbe portato.

Càmmina càmmina, svolta, dimända,
fermat'all'Oasi a pisciare il Cammello,
l'pien alla gòbba, alesa l'ugëllo
ni conveniva andà colla Panda.

Dopo sei giorni di Dvne e di Sâbbia
ancor la Cometa segnava il cammino...
"Ma sai che si fa? Si va qui vicìno
da Còltro, che fa un cacciucco bòno da morì
e si va n'tasca alle leggende e ar bvde
<papiro consvnto>

 

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